Responsabilità civile e risarcimento danni. Danni da fumo.

agosto 3, 2009 in Responsabilità civile e risarcimento danni da Liut & Partners

18/07/2007 – Cassazione Civile: la responsabilità civile per danno da fumo deve essere provata da chi assume di avere patito i danni
La sentenza in esame presenta più motivi di interesse.

Innanzitutto, i giudici della Cassazione hanno rilevato che, indipendentemente dall’entrata in vigore nel 2003 dei divieti portati dalla legislazione nazionale (Decreto Legislativo 184/2003) sulla base della direttiva comunitaria (2001/37/CE), l’apposizione sui pacchetti di sigarette della dicitura “lights” costituisce pubblicità ingannevole, in quanto induce il consumatore a ritenere – erroneamente – che con il consumo di questo tipo di sigarette il rischio di danni da fumo.

Ciò non significa però che il fumatore ricorrente abbia diritto al risarcimento dei danni patiti, come deciso dal Giudice di pace.

Con riferimento alla decisione del Giudice di pace secondo il quale la parte attrice, passando a fumare sigarette lights in luogo di quelle normali che già fumava, sulla base dell’errata convinzione (a cui era stato indotto dalla dicitura “lights”) di ridurre i danni da fumo, proprio perché tale risultato non era stato conseguito, avesse subito “un danno morale, o meglio un danno esistenziale o danno da stress”, la Corte di Cassazione ha affermato che “anche in tema di risarcimento del danno da responsabilità aquiliana (sia esso patrimoniale che non patrimoniale) occorre che sia provata l’esistenza di questo danno di cui si chiede il risarcimento, non potendo ritenersi che il danno sia in re ipsa, cioè coincida con l’evento, poiché il danno risarcibile è pur sempre un danno conseguenza anche nella responsabilità aquiliana, giusti i principi di cui agli artt. 2056 e 1223 c.c., e non coincide con l’evento, che è invece un elemento del fatto, produttivo del danno. Invero il danno risarcibile, nella struttura della responsabilità aquiliana, non si pone in termini di automatismo, con il fatto dannoso. La linea logica che sostenesse il contrario ed a cui pare ispirarsi la sentenza impugnata, si fonderebbe essenzialmente sul presupposto che, una volta verificatosi il fatto dannoso, la dimostrazione del danno ingiusto risarcibile sarebbe -in re ipsa”, per cui non ricadrebbe sull’attore originario l’onere della dimostrazione delle singole situazioni di pregiudizio subite e risarcibili. Questa impostazione non è accettabile“.

Ed ancora: “sostenere ciò significa affermare la sussistenza di una presunzione in base alla quale, una volta verificatosi il fatto, appartiene alla regolarità causale la realizzazione del danno ingiusto oggetto della domanda risarcitoria, per cui la mancata conseguenza di tale pregiudizio debba ritenersi come eccezionale. Così operando si pone a carico del convenuto danneggiante l’onere della prova contraria all’esistenza del danno in questione, senza che esso sia stato provato dall’attore. Occorre, quindi, che l’attore-danneggiato fornisca la specifica prova del danno lamentato. Ovviamente tra dette prove può annoverarsi anche quella presuntiva, ma di essa il giudice deve dare adeguato conto, non potendo ritenersi implicita nella statuizione risarcitoria”.

Calando i principi di cui sopra nella fattispecie giunta alla propria attenzione, la Cassazione ritiene che quanto sopra “vale tanto più nella fattispecie in esame in cui l’attore assume di essere già un fumatore e come tale già esposto coscientemente ai rischi e danni da fumo, ma lamenta che il passaggio alle sigarette più “leggere”, che secondo il messaggio subliminalmente “ingannevole” nel predetto descrittivo avrebbe dovuto comportargli una riduzione del rischio e del danno da fumo, in effetti non gli ha dato il risultato sperato, essendo danno e rischio da fumo rimasti inalterati. Sennonché la statuizione risarcitoria non ha ad oggetto questo danno per così dire “differenziale” tra la situazione precedente e quella seguente l’induzione all’uso delle sigarette lights, ma “un danno morale, o meglio un disagio esistenziale o danno da stress”, in merito all’esistenza del quale non risulta alcuna motivazione in sentenza.

(Corte di Cassazione – Sezione Terza Civile, Sentenza 4 luglio 2007, n.15131: Apposizione della dicitura “lights” – Messaggio ingannevole – Responsabilità della casa produttrice di sigarette per danno da fumo).