Due affreschi cancellati. Artista contro la Diocesi. Le opere rimosse dalla facciata della chiesa in un restauro. Antonio Boatto: chiedo 650 mila euro di danni)

maggio 26, 2012 in Rassegna stampa, Responsabilità civile e risarcimento danni da Liut & Partners

Due affreschi cancellati - artista contro la DiocesiVENEZIA — Era il 1978 e quei due affreschi dell’Annunciazione e del San Martino sulla facciata della chiesa parrocchiale di Torre di Mosto, erano stati un passaggio importante della sua carriera, che l’ha portato a dipingere anche a Boston e New York. Trentaquattro anni dopo, senza che il maestro Antonio Boatto ne sapesse nulla, quegli affreschi sono stati cancellati con un colpo di spugna, nel corso di un restauro che avrebbe dovuto riguardare solo il tetto e gli interni. E invece, sotto le impalcature, delle due opere non c’è più traccia.

Boatto, classe 1936, nato e residente a San Stino di Livenza, non ha però nessuna intenzione di mettersela via, anzi. Dopo aver chiesto spiegazioni e aver ottenuto in cambio soprattutto silenzi, ha deciso di rivolgersi agli Avvocato Gianluca Liut e Ilaria Giraldo, per chiedere un maxi-risarcimento alla Diocesi di Vittorio Veneto (che è competente su Torre di Mosto, nonostante sia un Comune in provincia di Venezia), alla parrocchia o a chiunque sia stato responsabile di quella decisione: 650 mila euro.

«E’ stato leso il diritto alla paternità e all’integrità dell’opera – spiegano i Legali – Al nostro assistito spettano sia la tutela penale che il risarcimento del danno: agiremo sia nei confronti di chi ha eseguito l’intervento, sia di chi, potendolo fare, non ha impedito che venisse posto in essere». Pare che l’obiettivo fosse quello di riportare alla luce quelle tracce di un affresco di inizio Ottocento, sulle quali si era poi formata l’opera di Boatto. «All’epoca, siccome l’opera era molto compromessa e la Soprintendenza non manifestò alcun interesse, decidemmo con il parroco non di restaurarla, ma di partire da essa per eseguire un’opera nuova con i miei colori e il mio stile – ricorda l’artista – dunque che cosa cercano di ripristinare? ».

Tra l’altro pare pure che l’operazione sia stata priva dei titoli autorizzativi. «La mia opera è stata brutalmente cancellata, raschiata via senza che io, che abito a due passi, fossi interpellato – si arrabbia Boatto – Se me l’avessero chiesto, visto che era usurata dal tempo, l’avrei sistemata, anche gratis ». Ora invece non gli basta un semplice «scusa». Anche perché dal parroco don Adriano Bazzo non ha ricevuto alcun tipo di spiegazione. «Non voglio dire nulla, parlate con la Diocesi », dice al telefono il sacerdote in serata. In realtà Boatto afferma che la stessa direttrice dell’ufficio diocesano di arte sacra, Cristina Falsarella, sarebbe rimasta stupita dell’operazione. «Voglio ristabilire la mia dignità di uomo e artista – continua Boatto – oltre all’azione Legale, voglio che il futuro della facciata sia deciso insieme a me. Se vogliono una nuova opera, la farò io, ma solo con un nuovo parroco o un nuovo consiglio pastorale a me più favorevole: altrimenti, la facciata resterà bianca».

(Alberto Zorzi, Corriere del Veneto, 26 maggio 2012)